Rincon de luz

Posted from Cochabamba, Cochabamba Department, Bolivia.

Non sapevamo se andare a Cochabamba: è fuori dagli itinerari turistici e passare qualche giorno lì ci avrebbe fatto arrivare un po’ in ritardo ai prossimi “appuntamenti” con le altre cose da visitare in Bolivia; inoltre in città non c’è molto da vedere, l’unica cosa che ci attirava era il fatto che Eli volesse rivedere Veronica, una ragazza di questa città conosciuta durante il soggiorno negli Stati Uniti 15 anni fa. E’ stato Gabriele di AFN (Associazione Famiglie Nuove) che ci ha dato un’altra ragione per fare questa deviazione di percorso, e ne è sicuramente valsa la pena. Gabriele è la stessa persona che ci aveva dato le dritte per visitare la scuola di Acatzingo in Messico e

che questa volta ci ha messi in contatto con Elsa, una volontaria del Movimento dei Focolari che si occupa del progetto di adozioni a distanza qui in Bolivia. Elsa è venuta a prenderci in hotel e noi l’abbiamo accompagnata durante una sua tipica giornata di lavoro, sicuramente rallentandola un po’, viste le nostre molteplici domande! Ci ha portati a visitare il centro Rincon de luz, in una zona a sud della città, dove c’è un elevato indice di povertà e delinquenza. Rincon de luz significa “angolo di luce”, ed è proprio una luce, una speranza, che questo centro di sostegno scolastico vuole dare non solo ai bambini, ma anche alle loro famiglie. Il centro è uno dei progetti sviluppati dalla fondazione Unisol, nata nel 2006 su ispirazione delle opere di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Siamo stati accolti da Alejandra, la direttrice e da Nestor, il coordinatore educativo, nonché da Vanitza e Benjamin, due ragazzi che lavorano qui come volontari e da Amalia e Santusa, che ci hanno deliziati con un pranzo tipico. Alejandra ci ha spiegato che l’obiettivo del centro è non solo dare sostegno ai bambini nel doposcuola aiutandoli coi compiti, ma anche e soprattutto riuscire ad integrare gli insegnamenti della scuola (spesso precari in termini di nozioni) e fornire gli strumenti per sviluppare una cultura di fraternità, dialogo, pace, solidarietà reciproca e unità. “Il concetto di spazio”, ci hanno raccontato Vanitza e Benjamin “è spesso qualcosa a cui noi non pensiamo perché lo diamo per scontato: la maggior parte dei bambini che vengono al centro non hanno un tavolo per fare i compiti né uno spazio dove poter studiare tranquilli perché spesso vivono in una stanza con decine di altri famigliari. Quello che cerchiamo di dare ai bambini è uno spazio sereno dove possano fare i compiti e anche condividere il loro tempo libero con altri bambini della loro età.” Amalia e Santusa, che si occupano della cucina e delle pulizie, offrono ai ragazzi un pasto caldo ogni giorno, aiutandoli così anche nella nutrizione, che spesso nelle loro case lascia un po’ a desiderare. Entrambi i figli delle due donne ricevono un sostegno a distanza da famiglie locali o dall’Italia. Elsa, che coordina il progetto di adozioni a distanza, ci ha spiegato che è compito suo selezionare accuratamente le famiglie che fanno richiesta del sostegno economico ogni anno; le famiglie ricevono aiuto non solo per quanto riguarda la retta e il materiale scolastico, ma viene anche distribuita loro una certa quantità di viveri. Nel centro inoltre, anche i genitori dei bambini (per lo più le mamme visto che la maggior parte dei bambini sono orfani di padre oppure questo non se ne occupa), possono partecipare a workshop di diverse tipologie per la loro formazione: panetteria e pasticceria, taglio e cucito e, in alcuni casi, anche alfabetizzazione. Nestor ci ha tenuto in modo particolare ad evidenziare il fatto che il centro riceve si moltissimi aiuti e molta provvidenza in termini economici, ma che dà anche

moltissimo a chi desidera fare un’esperienza indimenticabile coi bambini: ogni anno infatti, Rincon de Luz ospita volontari che si possono fermare per il tempo che desiderano (meglio se un anno intero) per prestare il loro aiuto. I volontari (nazionali o stranieri) non vengono retribuiti ma viene loro fornito vitto e alloggio e soprattutto la possibilità di mettere le proprie conoscenze a disposizione dei ragazzi e dei loro genitori: un’esperienza di vita alla fine della quale il volontario stesso riceve sicuramente molto più di quello che offre. “C’è sempre bisogno di volontari nel centro” ci ha detto Nestor “soprattutto di persone a cui piaccia insegnare: non serve che siano professori certificati, basta che piaccia loro stare in mezzo a bambini e ragazzi e che abbiano la voglia di trasmettere quello che sanno”. Purtroppo, quando siamo stati lì noi i bambini non c’erano perché qui l’anno scolastico va da febbraio a novembre e l’inizio delle lezioni era previsto per la settimana seguente ma abbiamo assistito a una lezione d’informatica che Edi, una focolarina, stava dando a un piccolo gruppetto di bambini volenterosi. In una sala con muri in adobe (ovvero mattoni di fango e paglia, materiale col quale è costruito tutto il centro), i computer allineati su file di banchetti segnano il confine fra il presente e il futuro dei bambini il cui compito più ardito è cercare di far capire ai loro genitori che quelle scatole bianche su cui imparano ad usare Excel, potrebbero aiutare nella contabilità delle attività di famiglia.

Dopo aver ringraziato tutti per la loro disponibilità, carichiamo la macchina di Elsa di riso, olio, pasta e zucchero da portare ad alcune famiglie che abitano lontano dal centro e che non hanno la possibilità di andare a ritirare i viveri personalmente. Andiamo a casa di Lucy, 26 anni, che vive con i suoi due figli in una stanza con un letto matrimoniale e un tavolino dove sono appoggiati pochi oggetti per la pulizia personale. Suo figlio Gadiel, 9 anni, riceve il sostegno a distanza e grazie a questo può frequentare la scuola e il centro Rincon de Luz che, dice, gli piace molto. È un bambino molto intelligente: ci racconta che a scuola ha imparato che la terra gira intorno al sole e per questo ci chiede che ore sono in Italia, perché lui sa che non può essere la stessa ora di qui. Quando Ale tira fuori la macchina fotografica conquista anche Yuren, suo fratello minore che a scuola ancora non va: è forse la prima volta che si vede ritratto in una fotografia e si mette a ridere perché nello scatto ha fatto una smorfia. Lucy sta pensando di lasciare i bambini con sua sorella (suo marito è morto due anni fa) e di andare a lavorare in Cile perché lì sembra che paghino di più. Elsa prova inutilmente a spiegarle che per il bene dei suoi figli sarebbe meglio se non li lasciasse da soli perché Gadiel ha bisogno di appoggio per poter proseguire con gli studi… ma il sogno dell’ “El Dorado” cileno è troppo forte per poterci pensare due volte. Dall’altra parte della città, in una zona dove le strade non sono asfaltate e le case sono fatte tutte di adobe, ci apre le porte Dora, nonna di 4 bambini di cui due ricevono il sostegno; lei e suo marito provvedono alle necessità dei loro nipoti, di loro figlia che il marito non ce l’ha e di loro nuora che è stata abbandonata dal suo. È una donna forte Dora: ci dice che grazie al sostegno a distanza riesce almeno a far andare a scuola i nipoti e che in fondo ai bambini non manca niente. Da come sono vestiti non si direbbe proprio, ma loro sono felici: ci mostrano i diplomini scolastici degli anni precedenti e sorridono quando Elsa consegna loro una lettera del sostenitore italiano. L’unica che non ride è Katherine, la più grande di tutti; lei sa che il suo papà non tornerà, che se n’è andato in Argentina a cercare fortuna e che forse, invece della fortuna ha trovato un’altra famiglia. Il momento dei saluti ci spezza il cuore: è difficile andare via e salutare queste persone che ci hanno accolti con tutto il loro calore. Come siamo fortunati noi che possiamo scegliere ogni giorno cosa mangiare, che vestito mettere, come passare la serata; che possiamo decidere in che scuola andare, di che colore dipingere le pareti di casa, se comprare un’auto a 5 o 3 porte… Tutte queste cose sembrano assumere un significato relativo di fronte a degli esseri umani il cui unico vestito è quello che portano addosso, il cui unico intrattenimento serale è preoccuparsi di quanti soldi hanno guadagnato durante la giornata, la cui unica scelta per la cena è quel pugnetto di riso.

Salutata anche Elsa, passiamo una bella serata in compagnia di Veronica: è bello rivedersi dopo tanto tempo e raccontarsi cosa è successo in tutti questi anni. Ma le nostre menti e i nostri cuori sono rimasti lì, fra quelle umide pareti di adobe, ad assaporare un sorriso sincero di persone semplici che oggi, senza saperlo, ci hanno insegnato una grande lezione di vita.

Per chi volesse saperne di più sul centro Rincon de Luz o su come partecipare attivamente al progetto:

http://www.amu-it.eu/2012/02/22/fundacion-unisol/?lang=it

http://www.famiglienuove.org/it/sostegnoadistanza.php

  7 commenti riguardo “Rincon de luz

  1. Amedeo
    9 febbraio 2013 alle 11:19

    Sono commosso.

  2. Emiliano
    9 febbraio 2013 alle 12:02

    Ciao ragazzi, quest’ultima visita mi ha colpito.
    Sono contento, che in fondo in fondo, questo mondo, non è del tutto marcio.
    Lunga vita ad operatori, come quelli di Rincon de Luz, Acatzingo o di San Cristobal con i loro occhiali.
    Salutatemi tutti.
    Ciao ed in bocca al lupo
    Emiliano

  3. chiara
    9 febbraio 2013 alle 12:24

    Bella esperienza di volontariato! Toccante anche per me che ho appena letto il post! Giusto viaggiare e toccare anche queste dure realtà con mano.
    Noi aiutiamo da vari anni bambini in India con adozione a distanza.
    Anche li la situazione è tragica! Per fortuna per noi va tutto meglio! Se delle volte noi ci lamentiamo troppo! Ma siamo troppo fortunati!

  4. Fabrizio&Elisa
    9 febbraio 2013 alle 19:56

    Grazie davvero Elisa e Alessandro per aver condiviso con noi questa grande lezione di vita… e noi che da sciocchi ci preoccupiamo di così tante cose futili durante le nostre giornate…
    Grazie anche per aver inserito il link per saperne di più… sicuramente una delle prossime pagine che visiteremo!!!
    Buon proseguimento ragazzi… noi siamo sempre lì con voi!!!!
    Un abbraccio Elisa&Fabrizio

  5. Tita & Lolli
    9 febbraio 2013 alle 21:31

    Ciao! Che bella esperienza! Quando ci troviamo difronte a certe situazioni, restiamo più sconvolti noi di loro, perché alle volte non capiamo come loro possano vivere “felici” anche con così poco…. Sono momenti che dovrebbero vivere tante persone che non capiscono cosa ci ha donato la vita nascendo in posti come i nostri dove c’è tutto… Forse anche troppo. Sicuramente ne sarete usciti rinnovati nell’anima.
    Ciao!

  6. simona
    10 febbraio 2013 alle 14:22

    Ciao ragazzi, molto commovente anche questa esperienza!
    Immagino non sia stato per nulla facile per voi allontanarvi da quelle persone, che, pur possendo il “nulla” sono immensamente felici.
    Mi pare di tornare indietro di qualche annetto ……rivedo ancor oggi lo sguardo di quella famiglia italo-africana che, pur vivendo in una sola stanza, ti regalava sorrisi di gioia che arricchivano il cuore!
    Buon proseguimento ! Kisses mamis

  7. ale
    11 febbraio 2013 alle 18:01

    ….presa dal tram tram delle scartoffie ho letto tutto d’un fiato questo racconto….grazie a voi che ci raccontate come è bella la semplicità…e quanto siamo fortunati…spesso ce l’ dimentichiamo!
    grazie amici! e grazie al movimento dei focolari che concretizza l’amore
    continuate a portarci con voi!

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