Una doccia nel deserto

Posted from San Pedro de Atacama, Antofagasta Region, Chile.

Dopo il bellissimo tour di tre giorni, la cosa che desideravamo di più era farci una doccia calda, visto che nelle gelide baracche adibite ad hotel dove avevamo dormito le ultime due notti non c’era traccia di qualcosa che assomigliasse a una doccia. L’ultimo giorno di tour, il simpatico autista del 4×4 che ci ha fatto visitare posti stupendi, ci ha lasciati alla frontiera cilena, dove per la prima volta in questo continente ci hanno controllato tutti gli zaini. Arriviamo nella polverosa San Pedro de Atacama a mezzogiorno, sotto un sole cocente e un vento desertico e constatiamo ahimè che i prezzi sono circa cinque-sei volte quelli boliviani. Facciamo subito amicizia con una coppia di ragazzi cileni in viaggio nel loro paese e decidiamo di organizzare con loro un tour per il giorno successivo. Mentre siamo in giro per la piccola cittadina a cercare qualche agenzia che ci dia informazioni su come raggiungere il famoso deserto di Atacama, veniamo messi al corrente delle previsioni meteorologiche: siamo nel mezzo del deserto ma sono previste piogge violente e tempeste elettromagnetiche per la sera e per il giorno dopo, così non sanno se possono garantire la visita alla Valle della Luna. Sembra impossibile crederci e ridiamo a questa informazione, pensando che si tratti dei soliti allarmismi infondati; l’unica paura di Ale al sentire “tempeste elettromagnetiche” è che si possano cancellare le foto dagli hard disk… solo ore più tardi ci dimenticheremo di questo e avremo paure ben più grandi. Continuiamo a passeggiare per il paese quando all’improvviso si alza un vento violento, di quelli che ti fanno volare via il cappello e gli occhiali e cerchiamo riparo sotto qualche tettoia, facendo fatica a comminare dritti, mentre iniziano a cadere goccioloni grandi come chicchi d’uva. Decidiamo così di tornare in hotel, pensando di approfittare della la doccia calda e salutiamo i nostri amici che sono alloggiati altrove, dandoci appuntamento a più tardi per continuare le ricerche del mezzo per l’escursione. Appena arrivati in hotel però, la pioggia si fa più intensa e ci ritroviamo con delle scope in mano, coinvolti nel vano tentativo delle proprietarie di evitare di fare entrare l’acqua nelle stanze: queste infatti affacciano tutte su un patio che si sta già trasformando in una piscina di fango profonda circa 20-30 cm. Inizia il panico: sembra non ci sia modo di arginare l’acqua fangosa che cerca insistentemente di addentrarsi nelle camere; Ale tira fuori l’architetto che è in lui e studia un modo, con tavolini e panchine da giardino, per convogliare l’acqua che cade dal tetto direttamente nel patio invece che nelle camere. Chiediamo alle padrone dell’hotel di prendere dei contenitori vuoti e cerchiamo di posizionarli sotto il tetto gocciolante. Siamo in pantaloncini e infradito e iniziamo ad essere bagnati di acqua e fango… quando un’ora e mezza dopo smette di piovere e vogliamo finalmente buttarci sotto la famosa doccia calda, ci rendiamo conto che mancano sia la luce che l’acqua (anche quella fredda) e che tutto il paese è in condizioni ben peggiori delle nostre: le strade senza asfalto si sono trasformate in fiumi fangosi, tutti i ristoranti e i negozi sono chiusi, la gente corre qua e là per cercare di arginare l’acqua che sta per entrare nelle loro case. A noi in fondo è andata bene: scopriamo poi, parlando con altri viaggiatori, che in altre parti della città alcune stanze di hotel sono rimaste sommerse da più di un metro d’acqua. Giriamo l’angolo e ci accorgiamo che c’è un unico ristorante aperto, dove fanno pollo arrosto e dove sono dotati di generatore, perciò l’unico posto che vende qualcosa da mangiare in tutto il paese. Riusciamo ad accaparrarci uno degli ultimi mezzi polli, sotto lo sguardo invidioso di quelli in fila dopo di noi e lo consumiamo sul letto della nostra stanza illuminata da una piccola torcia elettrica, sorridendo un po’ nell’osservarci a vicenda mentre goffamente lo spolpiamo con le mani, alleggerendo così la tensione e la paura appena passate. Ci mettiamo sotto le coperte un po’ sporchi di fango e un po’ di pollo, ma almeno asciutti. Il giorno seguente splende il sole e il cielo è blu: sembra impossibile credere che sia successa una catastrofe, che siamo in allerta rossa (sono previste piogge più violente per la sera) e che i militari stiano evacuando metà paese. Ci precipitiamo nell’unico negozio aperto per comprare acqua e biscotti, pensando che presto finiranno le scorte alimentari, visto che la polizia ci dice che siamo isolati e che finché non torna la luce non potremo comunicare con la vicina città di Calama, a 100km. Pensiamo ai nostri genitori e speriamo che la notizia non sia arrivata fino in Italia… In paese c’è chi continua a correre dalla sera prima, chi prega fra i banchi della chiesa che ieri era bianca e oggi è marrone, chi pensa che sia tutto finito e serenamente ne approfitta del sole per rinforzare la sua tintarella. Cerchiamo di mantenere la calma e di pensare lucidamente cosa fare: la polizia ci ha anche detto che non c’è via d’uscita dal paese perché verso nord la strada è inondata e per tornare verso la Bolivia o andare verso l’Argentina il passo di montagna è chiuso per neve. Passiamo la giornata cercando di acquisire più informazioni sulle previsioni meteo (qualcuno ha il generatore e può vedere la televisione), sperando che torni l’acqua calda per farci una doccia (speranza vana), assillando le agenzie che hanno dei mezzi 4×4 per vedere se organizzano un trasporto “clandestino” passando per il deserto. Alle 4 del pomeriggio compare finalmente un mezzo: i posti sono solo 10 e il prezzo del biglietto è carissimo ma riusciamo a comprarlo e saltiamo su coi nostri zaini, chiedendoci che direzione possa prendere. Ci inoltriamo nel deserto, seguendo una serie di macchine e di altri mezzi che sono riusciti ad uscire dal paese ma rimaniamo bloccati per più di un’ora in una fila lunghissima perché un mezzo troppo pesante resta insabbiato. Ricomincia a piovere e temiamo di non farcela ad arrivare a Calama, perché dei veri e propri laghi si formano velocissimamente sulla strada davanti a noi; per fortuna lo strano veicolo rosso in cui siamo ha le caratteristiche per affrontare la Parigi-Dakar. Ci mettiamo 3 ore per fare 100 km ma riusciamo finalmente a raggiungere Calama in serata e decidiamo subito di ripartire per La Serena, 1200 km più a sud: lì le piogge non dovrebbero arrivare. Saliamo sul bus e ci addormentiamo subito, lasciando andare la tensione vissuta e sognando la tanto agognata doccia calda…

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  10 commenti riguardo “Una doccia nel deserto

  1. elisa
    12 Febbraio 2013 alle 16:01

    ciao ragazzi… complimenti per le foto…un abbraccio

  2. Gianfranco Salomi
    12 Febbraio 2013 alle 16:12

    Siamo sempre attenti ai vostri articoli e foto (sono bellissimi) e vi invidiamo per il vostro coraggio e per la vostra tenacia. A parole vorremmo esserci anche noi! Ciao ed a presto leggervi ed ammirare le vostre stupende foto.

  3. salvatore da mozzecane(VR)
    12 Febbraio 2013 alle 16:58

    woooow …….che emozione…. solo a leggerlo mi sembrava di essere lì con voi…

  4. Michele & Paola
    12 Febbraio 2013 alle 18:34

    Aho! Stateve accuorti! Va bè avventura, ma….
    MI raccomando fate i bravi! Avete la canottiera della salute?

  5. Emiliano
    13 Febbraio 2013 alle 09:07

    Quando si dice andiamo all’avventura………si và all’avventura.
    Un asciutto abbraccio
    Emiliano ed Elena

  6. Tita & Lolli
    13 Febbraio 2013 alle 23:41

    Mamma mia! Che avventura! …. è buona doccia quando la troverete! 😉
    Avanti sempre! Avanti tuttaaaaaa!
    ciao!

  7. ale
    14 Febbraio 2013 alle 12:44

    ….per fortuna è andato tutto bene!davvero avventurosi!e le tempeste elettromagnetiche….ancora rido perche immagino ale!!!!!!!!

  8. Fabrizio&Elisa
    14 Febbraio 2013 alle 16:04

    Chi l’avrebbe mai detto che nel 2013 si potesse desiderare più di qualsiasi altra cosa una doccia calda??!! Che avventura ragazzi… Ho letto il racconto tutto d’un fiato…
    Speriamo che la gente di San Pedro de Atacama non sia stata troppo danneggiata…
    Direi che con questa avventura il vostro bagaglio di esperienze si fa sempre più ricco…
    Buon proseguimento

  9. Ermanno Consolati
    14 Febbraio 2013 alle 16:35

    vi seguo sempre, ed attraverso i vosrìtri racconti e le vostre foto vivo un pò il vostro coraggioso e splendido viaggio…

  10. 26 Febbraio 2013 alle 18:03

    Elissa y Alessandro:

    Cómo va su viaje?, en que parte se encuentran?

    Nosotros llegamos hoy de la Isla de Pascua, lo pasamos increible. Es
    un lugar absolutamente recomendable, si pueden diganle al barco que
    haga una escala por esos lados.

    Respecto a San Pedro, despues de la última vez que nos vimos decidimos
    ayudar a la dueña de la hostal durante todo el día y gran parte del
    día siguiente, fue una linda experiencia y al final nos recompensaron
    no cobrando la estadía.

    Los útimos dos días que estuvímos en San Pedro el tiempo mejoró y
    pudimos conocer el valle de la luna y el valle de la muerte.

    Recuerden que los tenemos invitados para que vengan a cenar o almorzar
    a nuestra casa.

    Saludos,

    César

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