La città dei nomadi

Posted from Ulaanbaatar, Ulaanbaatar, Mongolia.

Con una temperatura media annua di -1,7° centigradi, Ulaanbaatar detiene il titolo di capitale più fredda la mondo… e ce ne siamo accorti appena arrivati dalla calda Pechino! Ora siamo nella stagione estiva e di giorno ci sono circa 20°, ma per noi è stato uno sbalzo rispetto ai più di 35° umidi cinesi! La notte poi scende notevolmente e se non fosse per una mini stufetta elettrica che abbiamo in stanza, avremmo qualche difficoltà a dormire, nonostante i due piumoni sul letto. La città è a 1300 metri d’altezza ed è contornata da verdi montagne; il cielo è blu tutti i giorni, l’aria tersa, il sole splende e gli abitanti cercano di accumulare questo poco calore per affrontare il lungo e freddissimo inverno: le temperature nei mesi più freddi possono arrivare anche a -35° e i giorni sotto lo zero sono 220 all’anno. In questi giorni abbiamo esplorato la città, che non offre grandi attrattive turistiche ma è per noi molto curiosa dal punto di vista urbanistico ed architettonico. La cosa più interessante è la mescolanza di edifici residenziali nuovi che spuntano come funghi soprattutto in periferia, e le tradizionali tende mongole, sparse per la città: i ger. Il nostro ostello è proprio nella zona dei ger e ogni tanto, dal tetto assistiamo allo smontaggio di uno di questi, alla partenza della famiglia che ci abitava e all’arrivo della nuova famiglia,

con il suo ger da montare. I mongoli infatti sono una popolazione nomade e nonostante vivano nella capitale, molti mantengono questo stile di vita e spostano la loro tenda di tanto in tanto per andare non sappiamo dove. Abbiamo conosciuto delle missionarie dell’ordine della consolata provenienti da diverse parti del mondo, che sono qui da parecchi anni, si sono ormai inserite perfettamente e parlano questa lingua dai suoni per noi irriproducibili. Molto incuriositi da questo pese, ne abbiamo approfittato per fare loro mille domande, soprattutto per sapere come sia l’inverno qui. Ci hanno spiegato che solo dopo il superamento del terzo anno di età si può dire con certezza che un bambino diventerà adulto: il freddo infatti è tale che la mortalità infantile è elevatissima. Abbiamo chiesto loro come facciano le persone a scaldarsi nei ger e ci hanno spiegato che c’è una stufa nel mezzo della stanza che funziona a carbone. Nei palazzi invece (dove hanno i termosifoni), il riscaldamento è fornito da una centrale termica a carbone che dalla periferia, attraverso dei tubi che scorrono per tutta la città, distribuisce il prezioso calore. L’effetto collaterale del riscaldamento a carbone è l’inquinamento che questo produce: in città, durante i mesi invernali, c’è infatti una cappa irrespirabile di fuliggine nera. Le missionarie ci hanno fatto notare (cosa che Ale aveva già osservato), che costruire qui è possibile solo nella stagione estiva (che dura solo due mesi), perché da settembre a giugno le temperature e i venti gelidi non permettono di lavorare. A causa della forte escursione termica inoltre, gli edifici soffrono di una forte umidità e ce ne siamo accorti nella camera dell’ostello dove siamo: sulla parte bassa delle pareti c’è uno strato di muffa che poco a poco s’impadronirà sicuramente di tutta la stanza!

Per rinfrescarci un po’ la memoria sulle poche nozioni studiate alle elementari, siamo andati al Museo Nazionale della storia della Mongolia dove uno dei tre piani è dedicato al mitico Gengis Khan, un eroe tutt’oggi. Appena fuori città, c’è un’immensa statua di lui a cavallo (alta 40 metri) per ricordare ai mongoli le dimensioni dell’impero che Gengis Khan e le sue orde avevano conquistato.
Siamo rimasti molto colpiti da un bellissimo monastero buddista dove vivono diversi monaci, tra cui molti bambini che abbiamo potuto osservare durante la preghiera cantata del mattino. Nei templi buddisti che abbiamo visto in Cina invece, di monaci quasi neanche l’ombra e gli edifici sono spesso rifacimenti moderni di dubbio gusto. Qui invece ci è sembrato di respirare un’aria più autentica: non solo il monastero è effettivamente luogo di culto e preghiera, ma la sua struttura è rimasta quella degli inizi del 1800.
Da Ulaanbaatar si possono fare numerose gite fuori porta e in meno di un’ora di autobus ci si trova già immersi nelle verdi montagne circostanti dove si possono fare trekking bellissimi e respirare aria buona: dopo due mesi e mezzo di inquinamento cinese ci sembra di rinascere!

  2 commenti riguardo “La città dei nomadi

  1. Franco
    5 Luglio 2013 alle 17:40

    Finalmente riesco a fare il primo commento!!!!
    Le vostre descrizioni delle temperature mi riportano indietro di qualche anno ed al solo pensarci provo ancora un brivido lungo la schiena. Meno male che siete arrivati lì d’estate…. non credo che sareste riusciti a resistere alle temperature polari con l’equipaggiamento essenziale dei vostri zaini.
    Bene, un altro bel posto da aggiungere nella valigia dei ricordi.
    Un abbraccio,
    papà

  2. Emiliano Bedei
    6 Luglio 2013 alle 11:00

    Ciao Ragazzi. Questa mi mancava. Sapevo della Mongolia di Gengis Khan, ma solo a livello proprio, minimo minimo, ma leggendo, le vostre righe, ho scoperto molto di più. Non credevo che lì, vivere fosse tanto tosto. Le temperature ad esempio non me le aspettavo così “cattive”.
    In ogni caso immagino che sia un luogo molto molto bello.
    Adesso vi lascio, me ne ritorno nella mia ger ad oziare ed a godermi questo bel caldo veronese appiccicoso, aspettando un altro bell’articolo dei miei “Geonauti” preferiti.
    Baci Emiliano ed Elena

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