Transiberiana 4° tratta (Krasnoyarsk – Ekaterinburg)

Posted from Sverdlovsk Oblast, Russia.

Questi 2284 km tra Krasnoyarsk ed Ekaterinburg sono stati i più lunghi e i più scomodi finora… ma forse anche i più autentici visto che finalmente non abbiamo incrociato neppure uno straniero ma solo gente del luogo (fra l’altro nessuno che parlasse inglese).
Arriviamo alla stazione di Krasnoyarsk con ben due ore d’anticipo per via del check out in ostello fatto al mattino piuttosto presto. Dopo un’ora di attesa in stazione, pensando di averne ancora solo una da aspettare, vediamo che sul tabellone compare il simbolo 1 vicino al nostro treno e, sperando che sia il numero del binario (ovviamente il tabellone è scritto solo in cirillico), proviamo a chiedere conferma a un poliziotto, che ci spiega invece che il treno ha un’ora di ritardo (spiegazione intuita dai suoi gesti perché il poliziotto non parla mica inglese!). Decidiamo così di farcela passare mangiandoci il pranzo preparato in ostello il giorno prima e mentre siamo lì che consumiamo il nostro panino, nella sala d’attesa compare una coppia di sposi con al seguito uno stuolo di amici e parenti, nonché un fotografo e un cameraman… ci chiediamo come mai degli sposi si facciano fare le foto in stazione e decidiamo che sicuramente è un posto speciale per loro: magari si sono conosciuti qui, o magari questo è il luogo dove lui le ha chiesto di sposarlo dopo che è andato a prendere lei di ritorno da un lungo viaggio, o magari… le nostre fantasie vengono interrotte dalla comparsa di un’altra coppia di sposi, con tutto l’entourage. I casi sono due: o qui la stazione ha un significato che non conosciamo (tipo porta fortuna alle coppie che si sposano), oppure si organizzano incontri per single e molte coppie si conoscono qui e quindi tornano poi a farsi le foto il giorno del matrimonio! Nel frattempo è arrivato il nostro treno: interrompiamo la nostra attività preferita (people watching), prendiamo gli zaini e andiamo a binario. Questo treno è un po’ diverso da quelli presi in precedenza: non ci sono le porte negli scompartimenti ma la carrozza è uno scompartimento unico coi letti anche sul corridoio… Dopo aver controllato minuziosamente i nostri passaporti e biglietti e senza sbagliarsi di lasciarsi sfuggire un sorriso, la provodnitsa ci indica i nostri due letti e ci consegna il solito pacchettino sigillato contenente lenzuola bianche e asciugamano. Questa volta abbiamo i due letti superiori e non è stata un’ottima scelta visto che sopra ai nostri letti c’è lo spazio per i bagagli e quindi non c’è sufficiente spazio per restare seduti su questi, ma ci si può stare solo sdraiati… Sistemiamo gli zaini e poi restiamo in piedi nello spazio in mezzo ai letti: qui non si può neppure stare in corridoio perché questo è occupato da altri due letti, uno dei quali all’occorrenza diventa un tavolino con due posti a sedere. Ci toccherà fare 36 ore in piedi o sdraiati o ci sarà un posto dove possiamo anche sederci? Il treno parte e cerchiamo di trovare una sistemazione, ma è difficile perché lo scompartimento è pieno e noi non sappiamo dove metterci.. poi osserviamo il comportamento della gente e scopriamo che semplicemente ci si può sedere sui letti in basso anche se sono occupati: basta spostare gentilmente il materasso della persona sdraiata lì e ci si siede in fondo al suo letto… almeno abbiamo due angolini per sederci! Ci rendiamo presto conto che anche fare le foto fuori dal finestrino è difficile: in corridoio infatti non si può perché ci sono i letti degli altri: l’unico spazio è quello fra i due vagoni, che diventa presto il posto preferito di Ale. Piove per quasi tutto il giorno e i vetri sono appannati ma soprattutto non si possono aprire perché gocciola dentro e ci si bagnano i letti, quindi c’è un’aria irrespirabile ma sembriamo gli unici ad accorgercene. Per fortuna il treno fa veramente tante fermate (alcune molto brevi, di solo un paio di minuti) in stazioni piccole in mezzo al nulla, quindi possiamo almeno prendere una boccata d’aria quando si apre la porta, sempre che la provodnitsa non ci veda altrimenti ci intima di andarci a sedere perché dobbiamo lasciare libero il passaggio per chi sale e scende! C’è molto movimento nella carrozza: la gente a bordo cambia continuamente e osserviamo che anche chi sta sul treno per solo qualche ora

riceve le lenzuola, si fa il letto, si cambia d’abito e si distende a dormire per quelle due o tre ore di viaggio. Noi passiamo il tempo bevendo the e caffè a volontà, visto che una cosa che non manca mai sui treni russi è il samovar, ovvero un grande bollitore per l’acqua che esce a circa 90°, e cercando di difendere con le unghie e con i denti l’angolino di letto di qualcun altro che ci siamo conquistati: se qualcuno ce lo frega ci tocca stare in piedi o sdraiati nel nostro letto claustrofobico. Finalmente sale un bambino simpatico che con la sua mamma occupa il letto sotto al nostro: passiamo qualche ora a giocare e ci dimentichiamo dei magnifici boschi di betulle che scorrono per chilometri fuori dal finestrino. La provodnitsa passa ogni paio d’ore con scopa e straccio nel corridoio e ogni volta ci sgrida perché le scarpe sono in mezzo e non riesce a pulire… notiamo che sono tutti intimiditi da questa figura austera che non sorride mai e sono anche molto rispettosi del suo ruolo, forse perché da lei dipendono la pulizia della carrozza, del bagno e l’ottenimento di informazioni preziose quali l’orario di arrivo in una certa stazione o il cambio di fuso orario (anche stavolta ne cambiamo ben due all’interno del viaggio). Noi ci sentiamo come degli scolaretti con una maestra severa, forse anche perché tutte le provodnitsa hanno sempre un vocione e invece di parlare impartiscono ordini urlando! A un certo momento ad esempio provo ad andare in bagno: la porta è chiusa e mi metto fuori ad aspettare, pensando che sia occupato. Lei mi vede e mi urla “Sanitazi!” provo a dirle che non parlo russo, ma lei continua ad urlarmi “Sanitazi, sanitazi!” Intuisco dai suoi modi bruschi che deve passare e le faccio spazio; lei apre la porta del bagno e s’infila dentro, con scopettone e spugna: era il

momento della pulizia! Anche la notte è difficile in questa carrozza: le luci vengono lasciate accese perché il treno continua a fermarsi alle stazioni e la gente che sale e scende deve poter vedere. Almeno negli altri treni avevamo la porta dello scompartimento e potevamo gestirci la luce come volevamo, bastava solo mettersi d’accordo con gli altri due occupanti della cabina. Per non parlare del rumore costante di gente che parla, sale, scende, e del vocione della provodnitsa che continua imperterrita a pulire anche di notte! Dopo una notte insonne ci alziamo dal lettino claustrofobico e notiamo che mancano ancora “solo” 14 ore all’arrivo… Almeno però oggi conosciamo le persone dei letti sotto i nostri, che ci fanno spazio ogni volta che vogliamo sederci e ci lasciano usare il loro tavolino quando vogliamo mangiare: non ci capiamo, ma la gestualità in questo paese assomiglia molto alla nostra ed è per noi fondamentale strumento di comunicazione! La steppa ci affascina: è veramente interminabile e non possiamo fare altro che restare incollati al finestrino (quello in mezzo alle carrozze) ad osservare questa distesa di prati ed alberi ed immaginarla in un contesto invernale. D’altra parte, quando si sente parlare di Siberia la si immagina sempre fredda e anche noi, nonostante i 30° dello scompartimento, continuiamo a dipingere nelle nostre menti questo paesaggio ricoperto da metri di neve. Arriviamo a Ekaterinburg alle 23.00, dopo 36 ore di viaggio… e pensare che c’è chi ne ha altre 24 per arrivare a Mosca! Come sempre salutiamo i nostri amici di scompartimento e cerchiamo di strappare un sorriso alla provodnitsa con un “dasvidania” che non sortisce però l’effetto desiderato! Il sole non è ancora tramontato e la luce così forte a quest’ora ci lascia sempre un po’ spiazzati; prendiamo l’autobus e mentre attraversiamo la città per arrivare all’ostello ci rendiamo conto che a soli 15km più a ovest da qui inizia l’Europa…

  3 commenti riguardo “Transiberiana 4° tratta (Krasnoyarsk – Ekaterinburg)

  1. Emiliano Bedei
    23 Luglio 2013 alle 06:28

    Questo, si che si chiama viaggiare in treno. Probabilmente quando finirete questa avventura, non ne prenderete più uno per un pezzo, però come si diceva anche nelle tratte precedenti, ne vale la pena. State vivendo la Russia di tutti i giorni, con la gente, che abita la Russia. Nessun viaggio organizzato può tenere testa al vostro. Siete stai nei luoghi di tutti i giorni, col i loro panorami e le sue persone, che solo li esistono. E’ impagabile ed indimenticabile.
    Detto questo, ci risentiamo fra un pò, dopo le prossime 126 ore di treno.
    A presto Emiliano ed Elena.

  2. Guido
    23 Luglio 2013 alle 10:14

    Ciao sposini !! Allora ?!
    A vedervi in foto, direi ……. alla grande !!
    Vi ho seguito con entusiasmo in questi mesi .. siete ormai sulla strada del rientro … per cui non posso attardarmi oltre se voglio condividere con voi qualche mio pensiero finché siete in viaggio.

    Viaggio di nozze ? Si !!! … ma probabilmente molto di più !!
    Sarà faticoso a volte, ma Coipiediperterra mi sa che è proprio un gran bel viaggiare !!

    Belli i posti … bello l’itinerario … bella Elisa … bello Ale … belle le foto – non commento oltre perchè tu sai Ale (vero??) quanto ti invidio – … bello il blog … ma soprattutto bello vedere due persone che hanno incontrato la proprio metà, che hanno saputo riconoscerla e non farsela scappare per condividere un modo di essere e iniziare una nuova vita insieme. E questo … essendo se stesse.

    BELLO !! Tutti Coipiediperterra !!
    Un abbraccio e a presto,
    Guido

  3. Fabri&Eli
    24 Luglio 2013 alle 08:26

    La capacità di adattarvi non vi manca di certo!!!!!!!!!!! quanti sarebbero sopravvissuti ad un viaggio di sole “36 ore” in quelle condizioni? BRAVI!!
    E’ emozionante sapere che siete così vicini… Evviva!!! al vostro rientro dovete organizzare super serata (ma forse servirebbe un intero fine settimana) per proiezione foto e racconti ok??

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